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Sono da poco tornato a Mindelo dopo un paio di mesi trascorsi nell'isola di Sal. Le cose qui sono parecchio cambiate rispetto alla precedente esperienza del 2004, descritta nel diario che stesi allora. A Sal purtroppo la piega che hanno assunto gli eventi è quella che avevo paventato già allora: la cementificazione, la speculazione edilizia europee hanno preso il sopravvento su una razionale programmazione del territorio. Approfittando dei prezzi che comunque sono notevolmente lievitati ma ancora inferiori a quelli italiani ed europei in genere(qui il costo di un appartamento di lusso nelle vicinanze della spiaggia si aggira intorno ai 200.000 euro) le imprese di costruzione continuano a sfornare case per turisti. Gli indigeni assistono impotenti al fenomeno e per lo più cercano di adeguarsi alle logiche d'oltreoceano. Alcuni ci riescono ma altri soccombono in una condizione di sottoproletariato con tutte le conseguenze che tale situazione comporta. In buona sostanza, a Sal, come scrissi nel 2004, esiste una preoccupante divaricazione fra i benestanti e i tanti, troppi, poveracci che vivono in quartieri e case fatiscenti. A Mindelo (isola di Sao Vicente), dove abito da quasi un anno, le cose vanno diversamente. Qui si assiste a una lenta ma progressiva europeizzazione spontanea (non imposta come a Sal). Qui non sono approdate le ruspe europee, ma vi è una coscienza di progresso legata a necessità imprescindibili di apprendimento, approfondimento ed emulazione. Vi è un fermento innovativo che fa di Mindelo la capitale culturale dell'arcipelago: le scuole, l'Università, i circoli culturali, i continui interventi di restauro e manutenzione della città, il boom del turismo e dell'economia, le moderne costruzioni "eccessive" a ridosso della piccola spiaggia cittadina, il controverso Casinò che si vuole aprire al "vecchio Fortino", e persino la micro criminalità, presente sia pure in entità non rilevante, rappresentano gli aspetti dinamici di un fenomeno evolutivo. Rappresentano le due facce di una medaglia: da un lato il benessere e, in prospettiva, le garanzie sociali, dall'altro il rischio di perdere la propria identità e il valore delle tradizioni. In altre isole (SantoAntao, Fogo, San Nicolau, Brava, Maio) dove queste tensioni economicosociali si vivono solo di riflesso, la vita scorre con ritmi più mediati... Di grande interesse mi pare l'analisi dello studioso JAIME NOGUEIRA PINTO, apparsa sul quotidiano capoverdiano 'A Semana' del 14.3.2008 "a globalizaçao nao suprimiu as naçoes", il quale evidenzia gli aspetti critici connessi con la questione africana in tema di globalizzazione... (continua) |
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