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Il ritorno della Mama di Capoverde di Maurizio Amore
http://www.stile.it/articoli/2006/03/14/cesaria_evoria.810130.php
Cesaria Evora ritorna sulle scene
musicali con l’album
Rogamar. La “diva a piedi nudi” di Capoverde, celebra il mare e il suo paese,
entrato ormai nell’immaginario collettivo di tutto il mondo. Letteralmente
“Roga” significa pregare mentre “mar” sta per mare. Cesaria
Evora segna oggi il suo ritorno con un nuovo album intitolato Rogamar.
Questo suo decimo album sembra, infatti, essere bagnato dalle onde marine
dell’arcipelago capoverdiano dell’Atlantico, al largo del Senegal. Traccia dopo
traccia, nell’album si ritrova una sorta di poesia melanconica tropicale, una
tristezza propria dell’esilio cantata in “creolo-portoghese”, ma anche i
profumi dell’Africa, grazie ad un magnifico duetto con il cantante senegalese
Ismaël Lô, quasi a testimoniare i profondi legami fra
l’Africa e Capoverde.
Figlia di un violinista nomade, Cesaria Evora ha cominciato a cantare per le
strade e i bar di Mindelo, la città dov’è nata nel 1941. È qui che l’artista si
avvicina all’arte della morna (canzone nazionale in cui s’identificano i
sentimenti più profondi dei capoverdiani). Ma fra storie d’amore, fallimenti e
alcol Cesaria nel 1975 decide di non esibirsi più in pubblico. Dieci anni dopo,
l’Organizzazione delle donne capoverdiane chiede all’artista di partecipare
alla registrazione di un album consacrato alle più grandi voci della morna.
Così la “diva a piedi nudi” sotto la protezione di Bana, guru della musica
capoverdiana, esiliato in Portogallo, si reca a Lisbona per le registrazioni.
Proprio nella capitale portoghese, Cesaria incontra il suo attuale produttore
José Da Silva che contribuirà al successo mondiale della regina della saudade.
Il nuovo album contiene quindici tracce d’ispirazione tradizionale: il mare, la
lontananza della persona amata, l’attesa di un ritorno, la speranza che ci
siano giorni migliori. Cesaria canta morne romantiche della sua isola con un
tocco di solarità. È lo spirito della saudade, il blues capoverdiano che emerge
dal disco e che s’incontra con il cantante francese Cali in Um pincelada una
lasciva ballata in creolo. Africa Nossa ricorda invece la storia
dell’arcipelago di Capoverde luogo di passaggio e di scambio che guarda verso
il futuro. Il Brasile sembra essere molto vicino, Jacques Maurelenbaum con i
suoi arrangiamenti orchestrali, illustra la gioiosa melanconia tropicale di
Rogamar situato al crocevia “marittimo” delle influenze e delle emozioni.
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