Isole di capoverde, 2006 - Nell’arcipelago di
Capoverde la presenza dei Cappuccini è salda e si consolida: oggi
sono in venti tra italiani e locali i frati che mandano avanti le
attività iniziate nel lontano 1947. Uno di loro è Silvino Benetti
che, nato in Veneto, emigrò con la famiglia prima a Testona e poi a
Chieri, giovanissimo, a lavorare tutto il giorno insieme al padre,
artigiano tubista, studiando di sera. E’ così che a 18 anni prende
il diploma di ragioniere e trova anche il tempo di dare una mano
come animatore alla parrocchia del Duomo e ai campi di lavoro creati
a casa San Carlo per mandare aiuti proprio a Capoverde da fra’
Arnolfo. Siamo sul finire degli Anni Sessanta e l’oratorio del duomo
guidato dal parroco don Zappino raccoglie i ragazzi difficili che
abitano nell’allora neonato quartiere popolare delle Maddalene.

Sono esperienze che segneranno Silvino sino a fargli prendere il
saio e trasferirsi a Capoverde nel ’92. Da allora sono passati quasi
tre lustri e Silvino torna ogni paio d’anni a Chieri, dove ancora
vivono la sorella Bruna, sposata Billero, con i tre figli e dove lo
ricordano in molti, in primis in parrocchia, tanto che ancora lo
scorso anno la Quaresima di fraternità ha pensato di raccogliere
aiuti da donare agli isolani attraverso di lui. « Vivo bene
laggiù - commenta durante una sua recente visita a casa - La
gente è povera, ma rasserenante e vive senza stress. Mi sono
specializzato nella radiofonia frequentando e accompagnando nel loro
lavoro i tecnici allora venuti dall’Italia per mettere su gli
impianti. Sono poi diventato il responsabile degli apparati
elettronici e delle antenne della nostra emittente. I problemi
tecnici da risolvere sono tanti, prima di tutto per la
configurazione geografica delle isole e per il loro numero. I
segnali d’antenna trovano tante interferenze, vuoi per il gran
traffico di frequenze, vuoi per i riflessi del mare ».
Ciò che ha imparato adesso Silvino lo mette a disposizione degli
altri e con i suoi confratelli italiani e capoverdiani manda avanti
radio Nova, la seconda del Paese dopo quella nazionale che conta
addirittura 200 dipendenti e studi di trasmissione in cinque isole.
Radio Nova si difende con il suo ridotto personale (dieci tra
tecnici, speaker e giornalisti) facendo ascolti di tutto rispetto e
dando una grossa mano a far conoscere l’operato della comunità dei
frati, che seguono ogni giorno tremila bambini nei loro asili e
tengono aperti centri di formazione per i giovani e persino un
ospedale. Del resto il direttore dei programmi è padre Antonio
Fidalgo, una figura quasi mitica a Capoverde per aver guidato tutto
il processo di decolonizzazione dell’arcipelago sin da quando, nel
’65, ai portoghesi subentrò la repubblica e Fidalgo provò a mettersi
di traverso al duro regime comunista appoggiato dall’Unione
Sovietica. Venticinque anni di lotte chiuse nell’89, dando vita ad
uno Stato più democratico, lotte che ancora oggi gli valgono il
rispetto e la stima di tutta la popolazione. Mario Ghirardi